Per quanto riguarda le strategie di selezione dei pastori, le sorprese sono state notevoli; difatti, a differenza di quanto siamo abituati a pensare i criteri appaiono poco scientifici (od almeno lontani dai parametri che siamo abituati a considerare). Dicendola con le parole di Davide Gigli, pastore di Gazzano di Villa Minozzo (RE), "se debbo andar dietro a delle pecore, che almeno mi piacciano!" Cosi' a seconda delle zone erano di moda....(anche se cominciamo a maturare il sospetto che le abitudini dei pastori non siano cosi' peregrine come ci appaiono, ma abbiano solidissimi fondamenti empirici) le pecore bianche piuttosto che le bige (nome generico che indicava la Massese, e per molti pastori del versante emiliano anche la Garfagnina), la cornella (bianca) piuttosto che la Zucca (nome generico che indicava le pecore a corni generalmente bianche) nelle Cornelle magari distinguevano le Fiumalbine con gli occhioni: macchie attorno agli occhi generalmente nere, quelle Moschettate, con piccole macchie nere o rosse sulla testa, le Reggiane (spero l'ortografie in Fiumalbino sia corretta con una erre sola, perdonatemi se non e' cosi'), e quelle di case Bicci, vero vanto del pastore Fiumalbino con corna a volute che si sviluppavano su due piani e verso il basso, che negli arieti raggiungevano il metro e mezzo di apertura, tanto che all'abbeverata venivano immerse per buona parte nnell'acqua. Insomma come efficacemente sintetizzato da Renzo Nizzi, pastore in Fiumalbo: "Vuoi mettere l'orgoglio del pastore quando passava in paese con gli arieti con quelle corna........." la selezione rispondeva (anche oggi funziona cosi') a canoni estetici incomprensibili ai piu', che probabilmente hanno origini antichissime. Tuttavia siamo portati a pensare che abbiano anche una rispondenza funzionale che ad una prima osservazione a noi ignoranti puo' sfuggire, ma che fa si' che il pastore si crei un gregge perfettamente in simbiosi con uomo, cane ed ambiente, in grado di fornire tutti gli elementi necessari alla sussistenza. |